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Quadro macroeconomico

 

Quadro macroeconomico

Il rapporto completo è disponibile sul sito rapportipaesecongiunti.it

Nel 2011 la Malaysia ha fatto registrare un tasso di crescita pari al 5,1%. Nel 2010 l'economia malesiana aveva fatto segnare un'espansione del 7,2% (il più alto tasso di crescita su base annuale registrato dall'anno 2000) a conferma della solidità della ripresa economica seguita alla recessione globale del 2009, anno in cui il PIL malesiano subì una contrazione dell'1,7%. La Malaysia ha segnato una crescita record (+10,1%) nei primi mesi del 2010, mantenendo poi un ritmo di crescita più moderato ma costante nel 2011. A trainare l'economia è stata la robusta espansione della domanda interna (+10,5% nel secondo semestre 2011), sostenuta da consumi e investimenti sia privati sia pubblici, unita alla ripresa delle esportazioni.

La Banca Centrale della Malaysia ha rilasciato le sue stime di crescita del paese per l'anno in corso. L'economia dovrebbe far registrare una crescita più moderata, tra il 4% e il 5%, rispetto alle previsioni del Governo che vedono un aumento del PIL tra il 5% e il 6%. Il settore privato continuerà a trainare l'economia, con una previsione d'aumento del 6,6%, una crescita dei consumi privati del 6,2%, e degli investimenti privati pari al 8,3%.

Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente riveduto al rialzo le previsioni per il 2012 che vedono una crescita dell'economia malese del 4,4% rispetto al 4% iniziale. Tale crescita sarà sostenuta dai robusti investimenti esteri (10 miliardi di US$), compensando il rallentamento momentaneo delle esportazioni delle principali commodities, previsto nel primo semestre dell'anno. Nel 2013 il tasso di crescita della Malaysia dovrebbe far registrare, sempre secondo il FMI, un + 4,7%.

Sul lato della domanda interna, nel corso del 2011 i consumi privati hanno continuato a crescere (+8,2%) grazie alle condizioni relativamente favorevoli del mercato del lavoro; il tasso di disoccupazione si è attestato attorno al 3,1% della forza-lavoro (3,2% nel 2010).

Particolarmente incoraggiante la ripresa della spesa privata per investimenti, cresciuta di oltre il 10%, specie se si considera che nel 2009 aveva subito una flessione del 17,2%.La domanda interna in termini di consumi dovrebbe continuare a sostenere i ritmi di crescita. In particolare gli investimenti privati contribuiranno a trainare l'economia domestica. I prezzi delle principali commodities sui mercati internazionali (che rappresentano oltre il 30% dell'export malese) e dei prodotti petroliferi, contribuiranno inoltre a sostenere la produzione delle principali voci dell'export.

Da registrare la crescita del numero di aziende create in Malaysia nell'ultimo quinquennio pari ad una media annuale di oltre il 3,7%, per 38.000 nuove aziende, crescita proporzionale questa molto superiore rispetto ai principali paesi industrializzati (G8) e ai BRICS. Lo scorso anno sono state create 44.000 aziende, mentre per l'anno in corso si prevede di superare le 48.000 aziende.

Cresce inoltre costantemente il reddito medio pro-capite che ha superato nel 2011 la soglia dei 9.000 $USA (28.000 ringgit), facendo registrare un aumento del 7,2% rispetto al 2010. Le previsioni delle autorità locali stimano un incremento del reddito medio pro capite a 15.000 $USA, da raggiungere per il 2020.

Il tasso d'inflazione tendenziale in Malaysia si è ridotto al 3.2%, dopo aver raggiunto il suo massimo nel mese di giugno 2011 (3,5%).

Per il 2012 le previsioni sono per un rallentamento dell'inflazione su base annua pari a 2,7%. Su tale base è ipotizzabile un aumento per il prossimo anno dei tassi d'interesse, da parte della Banca Centrale al 3,5% (attualmente al 3%).

La Malaysia rimane sempre uno dei paesi più attrattivi per gli investimenti esteri.

La Malaysia si piazza al 18° posto tra i paesi dove è più facile fare business, secondo la pubblicazione edita dalla Banca Mondiale per il 2012. Con questo risultato il paese avanza di cinque posizioni rispetto l'anno precedente, superando la Germania. Al primo posto sempre Singapore, seguito da Hong Kong e Nuova Zelanda.

Le ottime infrastrutture e un efficiente network di servizi, un ambiente macroeconomico stabile, un mercato interno in forte crescita, un efficiente sistema bancario e una disponibilità di manodopera specializzata a prezzi concorrenziali fanno della Malaysia una delle mete preferite dagli investitori stranieri.

Il 2011 ha fatto registrare per la Malaysia, un flusso record di investimenti esteri pari a 15,6 miliardi di euro, con una crescita del 49% rispetto al 2010. Principali paesi investitori, nell'ordine: Giappone. Corea del Sud, USA, Singapore e Arabia Saudita.

Gli investimenti esteri si sono diretti prevalentemente verso il settore manifatturiero (industria elettronica, industria chimica e petrolchimica), i servizi (finanza, assicurazioni, trasporti e comunicazioni), e l'industria estrattiva (combustibili fossili e gassosi).

Nonostante quindi la grave crisi che stanno attraversando i mercati internazionali, il ritmo degli investimenti esteri in Malaysia dovrebbe crescere per l'anno in corso.

Secondo il Ministero per il Commercio Internazionale della Malaysia, per il 2012 è atteso un aumento complessivo degli investimenti, dopo il record fatto registrare nel 2011, pari a oltre 20 miliardi di euro. Gli investimenti del settore privato dovrebbero crescere del 16% a fronte di un aumento del 7% di quelli pubblici.

Il Governo ha annunciato, altresì, la prossima realizzazione di 19 nuovi progetti infrastrutturali di sviluppo, contenuti nell'"Economic Trasformation Programme" che vedranno la compartecipazione straniera per investimenti pari a 23 miliardi di US$ e creeranno oltre 88.000 posti di lavoro. I principali progetti sono nel settore petrolchimico e prevedono la realizzazione di impianti petroliferi e " Oil and gas hubs”. Gli altri progetti riguardano il settore industriale (lavorazione gomma e produzione di olio di palma), il settore ospedaliero (servizi diagnostici di teleradiologia), il settore turistico (costruzione di una marine e porto turistici e commerciali) e il settore elettronico (componenti elettronici e chips).

Per quanto concerne la bilancia commerciale, dopo un primo semestre molto positivo che ha fatto registrare una crescita nel primo semestre del 2011 di quasi l' 8%. Il secondo semestre 2011 ha confermato un'ancora più marcata espansione del comparto del commercio internazionale della Malaysia. A fine anno le esportazioni malesi hanno fatto registrare una crescita del 8,7%, pari a circa 170 miliardi di euro, a fronte di un aumento delle importazioni del 8,6%, per un valore di oltre 140 miliardi di euro. Il saldo commerciale positivo è cresciuto del 9,4% raggiungendo la cifra record di 30 miliardi di euro. Il settore manifatturiero è quello che ha contribuito maggiormente a stimolare l'export malese, con una percentuale di oltre l'86%, grazie soprattutto al significativo recupero delle "commodities” di cui la Malaysia è importante produttore mondiale (petrolio, gas naturale, gomma, legno e olio di palma) ma anche del comparto dei prodotti elettrici ed elettronici, tradizionale punto di forza dell'export malesiano (che rappresentano circa il 40% dell'export).

La posizione esterna della Malaysia resta quindi solida, grazie anche al consistente livello delle riserve ufficiali (circa 136,6 miliardi $USA a dicembre 2011 che coprono oltre 9 mesi di importazioni).

La politica monetaria della Banca Centrale malese (Bank Negara) resta ancora generalmente espansiva, anche se interventi al rialzo hanno portato il tasso di interesse di riferimento (OPR, Overnight Policy Rate) al livello del 3% nell'ultimo quadrimestre del 2011, ritenuto comunque coerente con l'obiettivo di sostenere la ripresa economica in condizioni di pressioni inflazionistiche sotto controllo.

Sul piano della politica fiscale, il governo malesiano a partire dal 2009 ha introdotto una serie di misure atte a stimolare l'economia. Nonostante l'aumento della spesa pubblica, che aveva portato il disavanzo federale a raggiungere nel corso del 2009 il 7,0 del PIL, nel 2010 il Governo è riuscito a mantenere l'obiettivo di ridurre il deficit pubblico al 5,6% del PIL.

Comunque il debito pubblico in Malaysia è cresciuto del 12% in un anno. Attualmente è pari al 53% del Prodotto interno lordo. L'aumento è dovuto principalmente all'aumento delle spese per investimenti in infrastrutture ed agli aumenti dei salari nel comparto pubblico. Tale crescita comunque non preoccupa eccessivamente il Governo. In Malaysia vige, infatti, una legge che limita l'ammontare massimo del debito al 55% del PIL. È cresciuto anche l'indebitamento esterno del 20% raggiungendo i 4 miliardi di euro, anche se rimane sempre un indebitamento molto limitato.

Moodys l'agenzia di rating internazionale ha espresso un giudizio positivo sul taglio del debito pubblico malese, misura questa contenuta nella legge finanziaria per il 2012. Il deficit che a fine del 2011 ammontava al 5% del PIL, è previsto scendere al 4,7% per la fine del 2012. La misura dovrebbe portare ad una diminuzione degli interessi sul debito e a un maggiore stimolo degli investimenti pubblici.

In Malaysia non operano banche italiane ne uffici di rappresentanza. Il gruppo francese bancario BNP Paribas (che controlla la BNL italiana) ha iniziato nel giugno 2011 la propria attività in Malaysia. BNP Paribas Malaysia Bhd è l'unica banca europea delle cinque banche estere che hanno recentemente ottenuto la piena licenza, dalla Banca Centrale Malese, per operare sul mercato locale.

La Malaysia intende diventare il global hub della finanza islamica. Questo mercato ha conosciuto negli ultimi anni una forte espansione non solo nei Paesi del Golfo, ma soprattutto in Malaysia. Attualmente il paese è leader del sukuk market (mercato deibondislamici) con il 62,7% del totale delle attività finanziarie. Nella borsa malese operano 19 fondi d'investimento islamici che capitalizzano oltre 21 miliardi di euro.

 


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